IL CONTEGGIO DEI MOVIMENTI FETALI come approccio alla valutazione del benessere fetale.

conteggio movimenti fetali

Il Conteggio dei Movimenti Fetali è uno strumento semplice per monitorare il benessere fetale in condizioni di rischio ma che può anche aiutarvi a conoscere meglio il vostro bambino facilitando le future relazioni postnatali.

ATTIVITA’ MOTORIA FETALE E SVILUPPO NEUROLOGICO DEL FETO

Un aspetto della vita intrauterina che abbiamo imparato a conoscere bene è l’attività motoria del feto; i così detti movimenti fetali percepiti dalla mamma tra la 16a settimana (multipare) e la 18a settimana (primipare) sono in realtà rilevabili da strumenti diagnostici come l’ecografia già nelle prime settimane di gestazione. In effetti di tutti gli organi il Sistema Nervoso è il primo ad organizzarsi tra le due e le tre settimane dopo il concepimento quando la lunghezza dell’embrione è di appena qualche millimetro e già alcuni movimenti compaiono quando le sue dimensioni sono poco meno di un centimetro evolvendo poi progressivamente fino ad assumere dignità di funzioni. La loro percezione è sin dall’antichità elemento rassicurante potendo comunque variare non solo in base alla parità ma anche alla quantità di adipe addominale ed alla posizione placentare (le posizioni anteriori possono ritardare od attenuarla).

Birnholz per primo ha indicato i movimenti fetali come spia dello sviluppo neurologico del feto e poi Ianniruberto e Tajani hanno proposto una classificazione dell’attività motoria intrauterina consentendo l’osservazione dei movimenti fetali di valutare indirettamente lo sviluppo e l’integrità del Sistema nervoso. Dalla 10a settimana sono presenti movimenti di flesso-estensione degli arti, di rotazione, di apertura della bocca, protrusione della lingua, deglutizione, propulsione (il feto punta i piedi contro la parete uterina spingendo la testa verso la parete opposta). A 15 settimane il repertorio di movimenti è ancora più vasto e comprende atti respiratori, movimenti combinati degli arti, interazione delle mani con altre parti del corpo.

IL CONTEGGIO DEI MOVIMENTI FETALI COME APPROCCIO AD UNA PIU’ AMPIA VALUTAZIONE DELLA VITA INTRAUTERINA

Lo studio dell’attività motoria fetale costituisce quindi non solo una valutazione dell’integrità neurologica fetale ma anche un approccio razionale ad una più generale valutazione della vita intrauterina. Sappiamo infatti come il feto sano si muova alternando momenti di sonno (quiete) a momenti di veglia (attività) e come la sua frequenza cardiaca sia strettamente correlata a queste fasi; come l’alternanza sonno-veglia ed il numero dei movimenti fetali possano essere alterati da condizioni patologiche ed ambientali.

Un approccio molto semplice alla valutazione dell’attività motoria intrauterina e quindi alla conoscenza del feto è il conteggio dei movimenti fetali. Si tratta di un metodo che dovrebbe essere sempre incoraggiato nelle gravidanze ad alto rischio ma che si è rilevato utile anche in quelle fisiologiche proprio la sua capacità di aumentare il legame madre-feto (figlio). Questa conoscenza si è dimostrata infatti estremamente utile anche per la vita post-natale.

Londra 2017. Viene presentato il progetto Rose per la valutazione del benessere fetale mediante dispositivi mobili.

COME SI FA IL CONTEGGIO DEI MOVIMENTI FETALI

  • una o due volte al giorno (meglio dopo un pasto) riposatevi e cercate di
    soggiornare in un ambiente tranquillo ed in una posizione confortevole
    (es.in posizione semiseduta) quindi ponete attenzione ai movimenti fetali
  • guardate l’orologio e iniziate a contare i movimenti del vostro bambino
    quando avete raggiunto 10 movimenti percepiti guardate nuovamente
    l’orologio e quindi registrate su una scheda predisposta il tempo trascorso
  • un feto sano nella gran parte dei casi non impiega più di 60′ per compiere 10 movimenti e mai comunque supera le 2 ore.

Generalmente si ritiene che un feto sano debba avere almeno 10 movimenti in un tempo massimo di 2 ore ma purtroppo la percezione materna può essere imprecisa. L’introduzione di una App disponibile anche su Smartphones e Tablet PC di uso comune  ha cercato di ridurre questo errore aggiungendo inoltre la possibile integrazione anche in remoto con sistemi di sorveglianza fetale più complessi.

Molte applicazioni (App) sia per iPhone che per Android consentono un conteggio facile dei movimenti fetali, talvolta assistito (in passato noi stessi abbiamo progettato un’app con possibilità di allarmi, remainder e refutazione al Medico o all’Ostetrica). Porre quindi attenzione ai movimenti fetali usando anche metodi più tradizionali come la compilazione di una idonea scheda cartacea che troverete disponibile nell’area risorse del sito aiuta a rendere più sicura la gravidanza. Il conteggio dei movimenti fetali vi avvicinerà inoltre alla vita prenatale del vostro bambino consentendo di conoscerne abitudini e gusti: noterete differenze di attività delle diverse ore del giorno, cosa gli piace e cosa non gli piace.

Nel 2012 il Dott. Filiberto Di Prospero progettava e rendeva disponibile la prima applicazione con capacità di assistenza al conteggio, alert quotidiani, allarmi e report da inviare al medico o all’ostetrica. Attualmente NON E’ PIU’ DISPONIBILE nell’attesa del progetto Rose, presentato per la prima volta a Londra nell’ottobre del 2017.

Alcune domande e risposte sui movimenti fetali:

  • Quando comincerò a sentire i movimenti del mio bambino? Molto probabilmente alla 18a settimane ma se ponete attenzione ho avete già un figlio potete avvertirli anche a 16 settimane;
  • In che momenti si muove il mio bambino? il feto ha un proprio ritmo sonno veglia approssimativamente di 20-30′; nei periodi di veglia si muove ma la sua attività può non essere percepita perché la vostra attenzione è rivolta verso tante altre cose. Se vi concentrate e dedicate del tempo a lui li avvertirete e noterete ad esempio come dopo un pasto o la sera tende a muoversi di più;
  • E’ vero che a termine di gravidanza il bambino riduce la sua attività? Assolutamente no. Il bambino si muove sempre, anche in prossimità del parto. Normalmente dovreste avvertire 10 movimenti in un tempo massimo di due ore (più sicuro se li avvertite entro 60 minuti);
  • La riduzione o l’assenza di movimenti fetali è allarmante? Certamente si. Consultate il vostro Medico Specialista, l’Ostetrica o il vostro centro Ospedaliero di riferimento se non avvertite movimenti o i movimenti vi sembrano ridotti.

Alcune domande e risposte sulla vita prenatale:

  • Il feto riconosce la mia voce? Certamente si. La sua esperienza intrauterina va ben oltre e gli consente di conoscere le vostre abitudini, le persone che vi circondano; matura inoltre i propri gusti e le proprie esperienze sulla base della vostra vita quotidiana;
  • Il mio bambino avverte se sono nervosa? Certamente si. Lo stato ansioso materno, profonde preoccupazioni sono avvertite dal feto ed alterano la vita fetale;
  • I comportamenti alimentari in gravidanza influenzano la vita intrauterina e la futura vita post natale adolescenziale ed adulta del mio bambino? Certamente si. Una alimentazione errata può avere influenza sulla crescita fetale e determinare una maggiore tendenza a disturbi alimentari nella vista post-natale infantile, adolescenziale ed adulta. Un esempio è il diabete gestazionale non controllato adeguatamente.
  • Ascoltare i movimenti del mio bambino può essere pericoloso? Assolutamente no, anzi è una buona pratica. Conoscere i suoi movimenti vi avvicina a lui ed alla sua vita, alle sue abitudini.

Alcune domande e risposte sul battito cardiaco fetale (BCF):

  • E’ utile che impari ad ascoltare il battito cardiaco fetale? Il controllo domiciliare del battito fetale deve essere condotto con apposite apparecchiature e l’interpretazione demandata a personale sanitario qualificato; in genere l’autocontrollo non è considerata una buona pratica;
  • Ho ascoltato il battito cardiaco del mio bambino e supera 140 battiti al minuto; è allarmante? Il battito cardiaco fetale normalmente supera i 110 battiti al minuto quindi è molto diverso dall’adulto; nei periodi di attività motoria presenta accelerazioni che possono raggiunge e temporaneamente superare anche i  160-170 battiti.

PREECLAMPSIA: quando la Pressione Arteriosa minaccia la Gravidanza. Dall’ASPIRINA un aiuto nella prevenzione.

preeclampsia

L’assunzione di basse dosi di Aspirina sembra possa aiutare le future mamme a rischio di Preeclampsia.

Quando in gravidanza si verifica un incremento della pressione arteriosa associato a proteinuria (perdita di proteine nelle urine) dopo la 20a settimana gestazionale si parla di Preeclampsia o Eclampsia (forma più grave). Questa sindrome in passato chiamata Gestosi o Tossicosi della Gravidanza sulla base degli elementi clinici e laboratoristici che la caratterizzano viene anche identificata dall’acrinomo EPH (edemi, proteinuria, ipertensione) e costituisce un serio pericolo sia per la gestante che per il feto. Si stima una incidenza globale (tutte le forme cliniche) tra il 5 ed il 14% di tutte le gravidanze e che ben il 15% dei tutti i parti prematuri dipenda da questa condizione.

preeclampsia
La misurazione della pressione arteriosa in gravidanza costituisce un momento fondamentale per la prevenzione e l’identificazione precoce della Preeclampsia (in passato chiamata anche Gestosi).

Le cause della Preeclampsia non sono ancora perfettamente note e l’argomento è oggetto di ricerca scientifica. Si pensa ad una riduzione del flusso sanguigno nelle arterie uterine che determinerebbe un incremento delle resistenze e quindi della pressione arteriosa ma non tutti gli Autori sono concordi questa ipotesi.

PREECLAMPSIA. SCOPRI SE SEI A RISCHIO.

Fattori di rischio per la Preeclampsia sono:

  • Una ipertensione preesistente la gravidanza
  • Età inferiore a 19aa e maggiore 40 aa al concepimento
  • Diabete
  • Malattie renali
  • Obesità
  • Gravidanze multiple
  • Malattie autoimmuni
  • Infezioni urinarie
  • Preeclampsia in una precedente gravidanza
  • Madre o sorella che hanno presentato Preeclampsia
  • Primogravida o lungo tempo intercorso rispetto alla precedente gravidanza
  • Progressivo leggero incremento dei valori pressori con l’avanzare della gestazione

SINTOMI DELLA PREECLAMPSIA: ATTENTA AL MAL DI TESTA.

I sintomi della Preeclampsia (gestosi) non sono tipici e talvolta possono essere completamente assenti. Molta attenzione deve essere posta a:

  • ritenzione di liquidi (gonfiore al viso, alle gambe, alle mani)
  • repentino incremento del peso corporeo (un incremento di 2 kg in 1-2 giorni deve allarmare)
  • cefalea (mal di testa)
  • vomito
  • vertigini
  • riduzione della diuresi (urinate di meno)
  • dolore alto addome
  • disturbi visivi
Infografica redatta in occasione del World Preeclampsia Day 2018. Potete scaricarla in pdf dalla nostra area risorse.

PREECLAMPSIA. COME VIENE FATTA LA DIAGNOSI

La diagnosi è posta dal riscontro in almeno due o tre determinazioni distanziate di 4-6 ore di valori della pressione arteriosa (PA) superiori a 140/90 e presenza di proteine (proteinuria) nelle urine.

Gli esami che il vostro medico verificherà in questo caso oltre ad una valutazione quantitativa della proteinuria sono generalmente l’emocromo, l’elettroforesi proteina (proteine nel sangue), gli enzimi epatici, la funzionalità renale e la coagulazione. Anche in feto sarà sottoposto a maggiori controlli che prevedono oltre all’ecografia ostetrica di secondo livello, la cardiotografia ed il profilo biofisico.

Le successive decisioni cliniche dipendono dalla gravità (condizioni cliniche materne e fetali) e dall’epoca gestazionale talvolta richiedendo l’immediato ricovero ospedaliero e l’espletamento del parto. Particolarmente pericolose si dimostrano le forme ad insorgenza precoce (<34 settimane) perché spesso determinano un parto prematuro.

UN SERIO PERICOLO PRIMA DEL PARTO.. MA PURTROPPO ANCHE SUBITO DOPO

La Preeclampsia e l’Eclampsia possono anche costituire una seria minaccia per la vita sia materna che fetale: talvolta infatti la pressione elevata può determinare danni neurologici (emorragia cerebrale, convulsioni, coma) e coinvolgere altri organi vitali come reni e cuore, polmoni. Nella Preeclampsia (ancora da molti identificata con la Gestosi o Tossiemia Gravidica) gli scambi nutritivi placentari si riducono compromettendo progressivamente o talvolta drammaticamente la crescita e la vitalità fetali.

La Sindrome HELPP (caratterizzata da emolisi, incremento degli enzimi epatici, riduzione delle piastrine) anche se da taluni considerata entità clinica indipendente può in realtà costituisce una rara ma temibilissima complicazione.

Il distacco della placenta (abruptio placentae) rappresenta un’altra temibile complicazione con rischio di immediata morte fetale e materna.

LA PREVENZIONE DELLA PREECLAMPSIA E’ POSSIBILE?

Molta attenzione è stata posta in questi anni all’identificazione precoce ed alla prevenzione della Preeclampsia:

  • l’assiduità dei controlli clinici con la verifica della PA e dell’esame delle urine almeno una volta al mese in gravidanze a basso rischio consentono tempi sufficientemente buoni per un’identificazione precoce; a questa strategia taluni associano test bioumorali nel primo trimestre ed una valutazione della flussimetria delle arterie uterine nel secondo trimestre.
  • Per quanto invece riguarda la prevenzione certamente utile evitare o correggere per quanto possibile i fattori di rischio; ma esiste la possibilità di una prevenzione quando i fattori di rischio non sono modificabili?

Una concreta speranza di prevenzione in questi casi viene dall’ASPIRINA. Dopo anni di incertezze sembra finalmente dimostrato che piccole dosi di questo farmaco (generalmente tra i 100 ed 160 mg/die) riducano il rischio di Preeclampsia del 24%.

Già un comunicato della US Preventive Services Task Force pubblicato sulla rivista “Annals of Internal Medicine” segnalava che l’assunzione quotidiana di bassi dosaggi di Aspirina dopo il terzo mese di gravidanza non solo poteva ridurre l’incidenza della Preeclampsia ma anche di alcune sue complicanze come il parto pretermine (14%) e l’iposviluppo fetale (20%).

Un effetto preventiva è stato poi definitivamente confermato nel 2017 da uno studio multicentrico randomizzato pubblicato sul New England Journal of Medicine guidato da Kypros Nicolaides del King’s College di Londra: nelle donne identificate a rischio a 10-11 settimane di gravidanza la somministrazione di ASPIRINA al dosaggio di 150 mg giornalieri iniziata tra la 11a settimane e la 14a settimana e continuata fino alla 36 settimane può ridurre significativamente l’incidenza di Preeclampsia.

LA VITA INTRAUTERINA e la fondamentale relazione madre-feto.

feto

Iniziali segni di vita. Ecografia Ostetrica 5 settimane di gravidanza: l’attività cardiaca fetale comincia ad essere evidente.

VITA INTRAUTERINA ED ESPERIENZA SENSORIALE FETALE

Il feto durante i nove mesi della gestazione non è solo nell’attesa di nascere ma oltre all’organogenesi ed alla crescita compie esperienze conoscitive e comportamentali che costituiscono la sua vita prenatale; un’esperienza di vita intrauterina che sarà fondamentale per quella postnatale, per la propria personalità e per le future relazioni con la mamma, il nucleo familiare, la società.

Sappiamo infatti che può ascoltare e poi riconoscere voci e rumori; identifica perfettamente la mamma ed il restante ambiente familiare intuendo anche situazioni di tranquillità, di ansia o tensione. Tutto ciò avviene attraverso un progressivo sviluppo del sistema nervoso e degli organi di senso accanto al quale si compie un vera e propria vita intrauterina fatta anche molto verosimilmente di sogni ed astrazioni.

EMBRIONE O FETO ?
Il periodo embrionale va dall’inizio della terza settimana alla fine dell’ottava. E’dall’inizio della nona settimana che l’embrione passa allo stato fetale
assumento progressivamente caratteristiche umane

LA RELAZIONE MADRE – FETO. TRA SCAMBI NUTRITIVI, MICROBIOTA ED EPIGENETICA

Il feto vive in un intenso scambio di relazioni sensoriali con la mamma accanto al quale c’è una continua interazione non solo nutrizionale ma anche biochimica ed immuno-endocrinologica attraverso la placenta. Lo sviluppo prenatale va quindi intenso come periodo particolarmente intenso ed importante della vita dell’uomo con importanti aspetti determinanti sulla vita post-natale infantile, adolescenziale ed adulta.

Ma le relazioni materno-fetali vanno molto oltre scambi nutrizionali ed immuno-ematologichi. Studi recenti hanno infatti dimostrato che il Microbiota Materno (la popolazione batterica intestinale materna) determina le caratteristiche del Microbiota Fetale trasmettendo a quest’ultimo caratteristiche fondamentali (vantaggiose o svantaggiose) per la futura vita post-natale. Inoltre l’ Epigenetica ha dimostrato come la madre durante il perido gestazionale possa influenzare l’espressione fenotipica dei cromosomi fetali con caratteristiche che poi possono essere trasmesse alla prole futura.

Alcune patologie materne come il Diabete, l’Obesità, l’Ipertensione Arteriosa possono determinare seri problemi al feto ma anche al neonato come anche comportamenti alimentari e stili di vita materni virtuosi contribuiscono sicuramente alla nascita ed allo sviluppo di individui sani e longevi.

sviluppo embrionale e fetale
Le tappe della sviluppo embrionale e fetale.

LO SVILUPPO COGNITIVO E SENSORIALE FETALE:. LA VITA INIZIA ORA.

Il feto si muove e lo sviluppo dei movimenti fetali si accompagna all’attivazione degli organi sensoriali come il tatto (il più precoce), l’olfatto ed il gusto (le papille gustative sono presenti già a 11 settimane) e più tardivamente l’udito (a 16 settimane risposte a stimoli tra i 250 e 500 Hz per essere già simile all’adulto a 24) e la vista.

Attraverso la funzione uditiva il feto si apre al modo esterno, fa esperienza, comincia ad apprendere e ricordare; la ricercatrice francese Marie Claire Busnel ha dimostrato come esso infatti posta distinguere le voci e riconoscere storie già note. Ma è anche sorprendente come il feto sviluppi anche dei gusti e preferenze alimentari sulla base dell’alimentazione materna (Schaal et al) ed infine come maturi un vissuto psicologico basato su quello materno.

Il feto quindi sviluppa già molto precocemente quelle competenze di tipo sensoriale, mnestico ed astrattivo che determinano la sua esperienza di vita prenatale; un’esperienza indispensabile per affrontare adeguatamente quella successiva alla nascita. Questo periodo importante della vita umana è purtroppo gravato da un alto tasso di mortalità (particolarmente nel primo trimestre) e può essere turbato da malattie, stress, fumo di sigaretta, assunzione di droghe, conflitti psicologici familiari, rumori; fattori interferenti che tutti spesso si traducono in alterazioni dell’attività motoria del feto.

Il feto non è in una semplice attesa di nascere, già vive dentro di voi ed insieme a voi fa le sue esperienze. Conoscere le sua vita intrauterina faciliterà anche le vostre relazioni postnatali.

PAP TEST ed HPV TEST. Come è cambiato lo Screening del Cancro al Collo dell’Utero

screening cancro cervice uterina tumore collo utero

Secondo il CDC lo Screening per il Cancro del Collo dell’Utero deve iniziare a 21 aa. La vaccinazione (femminile e maschile) rimane lo strumento fondamentale per sconfiggere la malattia.

PAP TEST ED HPV TEST: QUALE DEI DUE?

Abbiamo pubblicato nell’AREA RISORSE del sito una infografica molto chiara su quelle che sono le attuali raccomandazioni del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riguardo la prevenzione del Tumore del Collo dell’Utero chiamato anche Cancro Cervicale.

Essendo lo HUMAN PAPILLOMA VIRUS (HPV) il responsabile del tumore al collo dell’utero il CDC (l’equivalente USA del nostro Ministero della salute) ribadisce che la prevenzione primaria con la VACCINAZIONE PER IL VIRUS HPV in giovane età (ragazze e ragazzi tra 11 e 12 anni di età) rimane lo strumento più efficace per debellare questa forma di tumore. Tra l’altro la letteratura scientifica non solo è concorde riguardo la sua efficacia ma anche riguardo la sicurezza.

Tecnica del prelievo per Pap Test e Ricerca Virale HPV: normalmente si usa uno Speculum monouso per divaricare le pareti vaginali quindi si procede al campionamento delle cellule cervicali ed endocervicali.

Lo screening (prevenzione secondaria) andrebbe iniziato a 21aa e prima dei 30aa sembra del tutto inutile basare la prevenzione del tumore al collo dell’utero sulla ricerca dello HPV (Test HPV); i virus HPV in questa fascia di età sono infatti molto frequenti ed hanno un comportamento biologico molto diverso rispetto alle donne over 29.

Detto questo e per essere concreti nel messaggio, tenete presente quanto segue:

  • Lo screening del tumore del collo dell’utero (chiamato anche cancro
    cervicale o tumore della cervice uterina) va iniziato a 21 aa;
  • tra 21 e 29 aa lo strumento fondamentale dello Screening (prevenzione
    secondaria) rimane il PAP TEST che se negativo andrebbe ripetuto ogni 3
    anni:
  • dopo i 30aa potete scegliere: a) proseguire il Pap Test ogni 3 anni oppure b) fare il PAP TEST insieme al TEST HPV che se completamente negativi (sia il Pap test che la ricerca virale HPV) andranno ripetuti ogni 5 anni;
screening tumore collo utero
Raccomandazioni CDC per lo Screening tumore Cervice Uterina

Lo screening per il Tumore del Collo Uterino (cancro cervicale o tumore della cervice uterina) andrebbe terminato a 65 aa; ma una eventuale prosecuzione è possibile dopo discussione con il proprio Ginecologo.

GRAVIDANZA E DONNE VACCINATE: LO SCREENING DEL CANCRO AL COLLO UTERINO NON SI FERMA.

Fate attenzione:

  • LA GRAVIDANZA non è assolutamente un buon motivo per non fare o rimandare lo screening del Tumore al Collo dell’Utero;
  • Allo stesso modo ESSERE VACCINATE non esenta da condurre lo screening che dovrà essere simile alle donne non vaccinate.

IL MIGLIOR TEST DI SCREENING DEL TUMORE DEL COLLO UTERINO COMPIUTI I 30AA

Personalmente ritengo che il Test Combinato (Pap Test con contestuale ricerca HPV) dai 30aa di età sia il test migliore. E’ sensibile, altamente attendibile e comodo per la donna; infatti se negativo fa ripetuto ogni 5 anni).

E IL VACCINO?

Il vaccino HPV rimane fondamentale per la prevenzione primaria. Solo una estesa politica vaccinale estesa anche ai maschi può portare a sconfiggere definitivamente il cancro cervicale.

POLICISTOSI OVARICA. Non solo un problema di mestruazioni scarse… Gli esami che aiutano a riconoscerla.

ovaio policistico

POLICISTOSI OVARICA. ORIGINE INCERTA MA CONSEGUENZE NOTE.

Seppure l’origine della Policistosi Ovarica non è ancora completamente chiarita conosciamo davvero molti aspetti clinici di questa malattia dell’ovaio che è caratterizzata da irregolarità mestruali del tipo oligo-amenorrea (mestruazioni con forti ritardi o assenza anche per mesi), incremento della pilificazione, acne, obesità o sovrappeso; sintomi per la verità diversamente associati e non sempre tutti frequenti. Questa malattia, ad insorgenza precoce adolescenziale, ha come corrispettivo morfologico ovarico la presenza di piccole microcisti a disposizione prevalentemente corticale (vicine alla superficie dell’ovaio), ispessimento della zona midollare (interna) e talvolta incremento volumetrico.

COME SI FA LA DIAGNOSI DI OVAIO POLICISTICO?

Attualmente per la diagnosi di Ovaio Policistico (acronimi PCO o PCOS – sinonimi Sindrome dell’Ovaio Policistico e Micropolicistosi Ovarica) vengono usati i criteri concordati nel 2003 dal Gruppo di Rotterdam dell’ESHERE (tabella 1): devono essere presenti al meno due reperti tra irregolarità mestruali (oligo o amenorrea con anovulazione), segni clinici (irsutismo, ipertricosi, acne) o laboratoristici (incremento del Testosterone, Androstenedione) di iperandrogenismo, reperto ecografico di ovaio micropolicistico

L’ECOGRAFIA PELVICA SERVE SEMPRE?

L’ecografia quindi non è indispensabile per la diagnosi ma è comunque molto importante nella diagnostica differenziale con l’ovaio multifollicolare, un’altra condizione disfunzionale dell’ovaio anch’essa abbastanza frequente e caratterizzata dalla presenza di molteplici follicoli (generalmente superiori ai 9mm) distribuiti su tutto l’ambito dell’ovaio tanto da non consentire di distinguere chiaramente la corticale e la midollare completamente coinvolte.

I DOSAGGI ORMONALI NELL’OVAIO POLICISTICO SONO UTILI?

La diagnostica ormonale è sempre utile nello OVAIO POLICISTICO e MICROPOLICISTOSI OVARICA (generalmente considerata la sua variante meno grave): oltre a fornire criteri importanti come la presenza eventuale di iperandrogenismo di origine ovarica consente di verificare il rapporto LH/FSH (nella PCOS generalmente >1) e la presenza di eventuali comorbilità endocrine come disturbi della Tiroide, Surrene o della secrezione della Prolattina. I dosaggi ormonali aiutano inoltre nel monitoraggio clinico consentendo di verificare il raggiungimento dei livelli deiderati di testosterone libero e totale, dell’Androstenedione e della SHBG (la proteina di trasporto degli ormoni steroidei).

aspetti ormonali policistosi ovarica

Molto interessante il più recente uso del dosaggio dell’Ormone Anti-Mulleriano (AMH) nella diagnostica ormonale dell’Ovaio Policistico e della Micropolicistosi Ovarica. l’AMH è una glicoproteina prodotta dai testicoli nell’uomo e dai follicoli ovarici nella donna; essendo prodotto dalle cellule della granulosa dei follicoli primordiali è considerato attualmente un ottimo indicatore della Riserva Ovarica e quindi del potenziale di fertilità della donna. Sembra però che livelli di AMH superiori al normale si correlino proprio alla Policistosi Ovarica e che probabilmente questa malattia si possa correlare ad una elevata esposizione all’Ormone Anti Mulleriano già in epoca pre-natale. A prescindere quindi da implicazioni etiopatogenetiche molto interessanti che riconduco all’ambiente intrauterino ed alla gravidanza il possibile momento inziale della Policistosi Ovarica è sempre più chiaro che il dosaggio dell’AMH è un ottimo test diagnostico anche pel la Policistosi Ovarica e l’Ovaio Micropolicistico.

DOSARE LA VITAMINA D3 ?

Nuove evidenze scientifiche mostrano un frequente deficit della Vitamina D3 nelle ragazze affette da Policistosi Ovarica (Micropolicistosi Ovarica) e sembra che il miglioramento dei livelli della Vitamina D possa aiutare a ristabilire flussi mestruali regolari e cicli ovulatori. Il dato è molto recente e necessita di ulteriori conferme. Dosare la Vitamina D potrebbe comunque essere utile.

EFFETTI RIPRODUTTIVI DELLA POLICISTOSI OVARICA

Conseguenze riproduttive: anovularietà con possibile difficoltà nel concepimento; abortività ripetuta; complicanze in gravidanza. Bisogna comunque dire che le conseguenze riproduttive dipendono dalla gravità del quadro clinico e che oggi vengono molto limitate dall’intervento medico.

Negli effetti riproduttici un ruolo importante è attribuito all’Obesità ed alle alterazioni Metaboliche spesso presenti in questa malattia e ne deriva quindi che nessun trattamento potrà essere efficace se non considera questi due aspetti.

GARDASIL 9®: il VACCINO HPV attivo contro ben 9 virus che ti aiuta a prevenire il Cancro della Cervice Uterina.

vaccino hpv gardasil 9

l Gardasil 9® (vaccino HPV 9 valente) è sicuro e più efficace dei precedenti. Non solo interessa le giovani donne ma anche gli uomini e le donne adulte. Inoltre, oltre al tumore della cervice uterina estende la protezione ai condilomi e ad altri numerosi tumori di vagina, vulva ed ano.

Il nuovo VACCINO HPV 9-valente (GARDASIL 9®) è in vendita e quindi utilizzabile anche in Italia ormai da qualche anno.
Come dice lo stesso nome si tratta di un vaccino attivo verso ben 9 virus HPV ed esattamente contro gli HPV 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58; HPV ad alto rischio responsabili del tumore del collo dell’utero (cervice uterina) ma anche implicati in lesioni precancerose e tumori della vulva, della vagina e dell’ano.

CHI PUO’ USARE IL VACCINO HPV 9 VALENTE GARDASIL 9®?

La POPOLAZIONE CHE PUO’ GIOVARSI del nuovo vaccino HPV è veramente molto ampia e per la prima volta include anche i soggetti maschi. La vaccinazione HPV dell’uomo è un passo avanti molto importante e potrà contribuire a ridurre non solo le lesioni maschili (condilomi ed alcuni tipi di tumore) ma anche ad eradicare l’infezione diminuendo il numero dei portatori sani (uomini infettanti ma senza lesioni). Inoltre il nuovo vaccino HPV nonavalente non è solamente utile alle giovanissime ma estende l’applicabilità anche alle donne adulte fino ai 45 anni di età.

Una volta valutate con il vostro medico le indicazioni ed escluse eventuali controindicazioni (es. allergia verso uno dei componenti) il CICLO DI VACCINAZIONE prevede generalmente la somministrazione di 3 dosi: la seconda dose preferibilmente due mesi dalla prima e la terza dose preferibilmente quattro mesi dalla seconda completando comunque il ciclo di vaccinazione entro 12 mesi dalla prima dose.

Il VACCINO 9 -VALENTE o nonavalente (nome commeriale GARDASIL 9®) viene iniettato per via intramuscolare preferibilmente a livello del braccio o della coscia ed è ottenibile in farmacia esclusivamente con prescrizione medica. Sono comunque ormai molti i servi pubblici di Igiene che hanno il vaccino e che provedono a somministralo.

E’ costituito dalle proteine di membrane dei virus ottenute con “tecnica ricombinante” ed associate ad un “adiuvante” che potenzia la risposta immunitaria; una protezione che secondo gli studi condotti fino ad oggi è al momento stimata almeno superiore ai 10 anni. Si tratta di una evoluzione dal già noto vaccino quadrivalente (attivo verso HPV 6, 11, 16 e 18) nel quale sono stati aggiunti altri 5 tipi virali anch’essi ad “alto rischio”.

VACCINO HPV. LA STRADA PIU’ EFFICACE PER PREVENIRE IL CANCRO DEL COLLO DELL’UTERO MA NON SOLO…

Sappiamo ormai da tempo che il PAPILLOMA VIRUS (HPV) integrandoli nel DNA cellulare è responsabile delle lesioni precancerose (displasie) e del tumore della cervice uterina ma anche di una buona parte dei tumori anali, vulvari, vaginali e del pene. La vaccinazione si pone quindi innanzi tutto come strumento di prevenzione primaria cioè idoneo a contrastare l’insorgere di queste patologie.

Allo stato attuale è noto che i maggiori benefici della vacinazione HPV si ottenendo con una vaccinazione universale sia maschile che femminile di età pre-adolescenziale (12 aa). Tuttavia è emerso che l’efficacia di questi vaccini può estendersi anche in gruppi di età superiore.

Il Gardasil 9, Vaccino HPV 9 valente non è efficace soltanto contro il cancro del collo dell’utero…

Il VACCINO HPV 9 – VALENTE (GARDASIL 9®) è indicato quindi per immunoprofilassi attiva di individui a partire dai 9 anni di età di entrambe i sessi per prevenire le seguenti patologie:
– lesioni precancerose e tumori del collo dell’utero, della vagina, della vulva;
– Condilomi genitali.

Per le donne da sapere che non esiste nessuna controindicazione al contemporaneo utilizzo di un contraccettivo orale e che può essere somministrato anche a donne che stanno allatando al seno. Per l’utilizzo in previsione o nel corso di una gravidanza andrebbe condotto un consueling adeguato con il proprio medico.

DA SAPERE. IL VACCINO HPV 9 E’ CONSIGLIATO ANCHE DOPO LA CONIZZAZIONE

Sempre per le donne davvero interessante la possibilità di utilizzo anche dopo i 25 anni e fino ai 45 aa anche nei soggetti già trattati per patologie HPV correlate come le donne ad esempio sottoposte a CONIZZAZIONE dove l’utilizzo della vaccinazione HPV è raccomandato al fine di diminuire la possibilità di recidive.

ABORTO RIPETUTO. La causa può essere anche maschile.

aborto ripetuto

L’ aborto ripetuto e più in generale la poliabortività possono avere un’origine anche maschile. Alterazioni dello spermiogramma e del DNA del partner possono essere all’origine di questa importante causa di infertilità.

SEMPRE PIU’ CERTA LA POSSIBILITA’ DI UNA COMPONENTE MASCHILE NELL’ ABORTO SPONTANEO RIPETUTO

L’ ABORTO RIPETUTO (Repeated Pregnancy Loss) colpisce l’1% -2% delle coppie ed è definito come ≥3 perdite di gravidanza consecutive prima della gestazione di 20 settimane.

Le donne con Aborto Ripetuto (RPL o Abortività Ripetuta) vengono regolarmente sottoposte a screening per fattori eziologici, ma lo screening di routine dei partner di sesso maschile non è attualmente raccomandato.

Recentemente invece è stato suggerito che una alterata qualità dello sperma possa possa essere causa di Aborto Ripetuto anche se le ragioni alla base di questa bassa qualità non sono molto chiare.

Ricercatori dell’Imperial College hanno recentemente pubblicato uno studio su sulla rivista Clinical Chemistry che conferma una frequente alterazione della salute degli spermatozoi nelle donne con Abortività Ripetuta ipotizzando che questi uomini possano avere problemi di tipo endocrina e metabolico che causano riduzioni della qualità dello sperma.

Lo studio della Frammentazione Nemaspermica ha dimostrato infatti spesso valori eccessivi rispetto a coppie sane.

Gli scienziati dell’Imperial College di Londra confermando quindi che l’aborto può originare anche da problemi maschili suggeriscono quindi che sarebbe bene procedere in questi casi ad una routinaria valutazione anche del fattore maschile.

PARTO PREMATURO. Sintomi, terapie, prevenzione. Tra esigenze materne e neonatali.

parto prematuro cardiotocografia

Per PARTO PREMATURO o PRETERMINE intendiamo quel parto che avviene prima della 37° settimana gestazionale (259 giorni).

Poiché il parto prematuro costituisce la principale causa di mortalità e morbilità (malattia) del neonato è davvero molto importante parlarne e diffonderne la conoscenza anche tra le future mamme.

COME RICONOSCERE LA MINACCIA DI PARTO PREMATURO

La caratteristica sintomatologia cui dovreste porre molta attenzione è la comparsa di contrazioni che generalmente corrispondono a dolori addominali ritmici e percezione palpatoria addominale di indurimento uterino. Non esitate in una condizione di questo genere a chiedere un consulto ostetrico ginecologico.

Le condizioni più frequentemente associate a minaccia di parto prematuro e parto pretermine sono:

  • anomalie morfologiche dell’utero come la fibromatosi uterina e sindromi malformative (utero bicorne);
  • iperdistensione della cavità uterina come avviene nel Poliamnios (aumento del liquido amniotico) e gravidanze nelle gravidanze gemellari;
  • infezioni sistemiche, genitali (particolarmente pericolosa la vaginosi batterica) e del tratto urinario;
  • anomalie della cervice uterina (esiti importanti di pregresse conizzazioni, incompetenza cervicale);
  • la Rottura Prematura delle Membrane;
  • la restrizione della crescita fetale (iposviluppo fetale)
  • Malattie materne croniche come il diabete e l’ipertensione o problemi endocrinologici come l’Ipertiroidismo

PARTO PREMATURO. FATTORI DI RISCHIO.

  • etnia africana (16-18% contro il 5-8% di quella caucasica);
  • pregresso parto pretermine o un aborto del secondo trimestre;
  • episodi di sanguinamento in gravidanza;
  • il fumo di sigaretta ed l’abuso di alcool;
  • il consumo di sostanze stupefacenti;
  • l’età materna (>40aa);
  • condizioni socio-economiche disagiate e basso peso prima del concepimento

Distinguiamo per gravità diverse forme di parto prematuro in base all’epoca gestazione in cui esso si verifica parlando di “estremo” quando avviene prima delle 28 settimane, “precoce” tra la 28 e la 30 settimane, “moderata” tra la 31 e la 33 settimane e “lieve” quando avviene dopo la 34 settimane.

La Cardiotocografia (CTG) monitorizza e consente di valutare l’attività contrattile uterina ed il battito cardiaco fetale; sicuramente utile nella diagnostica del Parto Prematuro.

I PROBLEMI DEL NEONATO PREMATURO

Il progresso della medicina neonatale ci consente di gestire bambini in epoche molto precoci ma è innegabile che il parto prematuro costituisca ancora oggi un serio problema per i neonati essendo causa possibile di :

  • decesso neonatale;
  • gravi disturbi respiratori acuti (Respiratory Distress Sindrome – RDS) e cronici;
  • sepsi ed enterocolite necrotizzante;
  • emorragia intraventricolare e paralisi cerebrale;
  • cecità e/o sordità;
  • anomalie dello sviluppo cognitivo e motorio.

COME PREVENIRE IL PARTO PREMATURO?

E’ evidente quindi come la lotta al parto pretermine e particolarmente la sua prevenzione debba costituire un’autentica priorità medica e sociale.

Una strategia applicabile è quella di effettuare tra la 22a e la 24a settimana il dosaggio cervici-vaginale della Fibrinonectina Fetale (glicoproteina prodotta dagli amniotici e citotrofloblasto) oppure sempre nello stesso periodo effettuare una cervicometria (ecografia transvaginale del collo dell’utero).

Reperto ecografico cervicometrico vaginale normale
Reperto ecografico cervicometrico vaginale normale

La cervicometria si è dimostrata sin dal 1998 (quando Nicolaides la propose per la prevenzione del parto pretermine) una tecnica molto affidabile, ripetibile, sicura e dal costo contenuto: normalmente la cervice tra la 22a e la 24a settimana è lunga mediamente 36 mm e valori inferiori si correlano esponenzialmente con un aumento di rischio particolarmente quando inferiori a 15 mm nella gravidanza singola e 25 mm nella gemellare. Nel corso della cervicometria viene sempre esaminato l’orifizio uterino interno ed una sua eventuale dilatazione (particolarmente se associata a ridotta cervicometria) costituisce un ulteriore elemento di rischio.

La Fetal Medicine Foundation (http://www.fetalmedicine.com) ha addirittura messo a punto un software online (disponibile solo per medici accreditati) che consente di integrare il dato cervicometrico con altri fattori di rischio in modo tale da avere una stima di rischio ancora più accurata.

PARTO PREMATURO. LA TERAPIA.

Numerose sono le strategie terapeutiche introdotte nel corso degli anni ma nessuna di esse ha risolto definitivamente il problema.

Tra queste certamente hanno avuto ed hanno un ruolo importante il cerchiaggio cervicale, l’uso di progestinici (particolarmente per intra muscolare e vaginale), i tocolitici (farmaci che agiscono selettivamente su recettori uterini).

A queste si affiancano l’uso di antibiotici e più recentemente di pessari vaginali.

La sopravvivenza fetale e la riduzione della morbilità è migliorata inoltre anche grazie dall’uso di farmaci (generalmente corticosteroidi) induttori della maturità polmonare fetale; farmaci che quando correttamente somministrati alla mamma prima del parto riducono l’incidenza o la gravità dell’insufficienza respiratoria neonatale.

Ciascuna di queste terapie ha specifiche indicazioni e controindicazioni che esulano dallo scopo informativo di questa trattazione e sono di esclusiva scelta del vostro Medico Specialista o Centro di Riferimento Ospedaliero.

QUANDO IL PARTO PREMATURO E’ NECESSARIO.

Il Parto Prematuro è diventato sempre più anche una scelta terapeutica (iatrogenico) necessaria particolarmente quando le condizioni fetali per motivi acuti o cronici (es. arresto della crescita) lo richiedano o quando gravi condizioni materne non consentano più la prosecuzione della gravidanza.

La scelta di un parto prematuro iatrogenico è sempre frutto di un attenta valutazione su vantaggi e svantaggi sia a livello materno che fetale e certamente è agevolata dalla possibilità di avere una buona assistenza neonatale intensiva e rianimatoria.

Per concludere questa breve dissertazione è importante che le future mamme conoscano la gravità di un parto pretermine, sappiano adottare una particolare prudenza quando appartenenti alle categorie a rischio; prudenza che sostanzialmente consiste nel seguire le raccomandazioni mediche e riconoscere precocemente eventuali sintomi.

La cultura della prevenzione è sicuramente cresciuta e sempre più esami come la cervicometria, l’urinocoltura ed il tampone vaginale vengono effettuati anche nella popolazione a basso rischio.

Nel nostro studio la cervicometria viene effettuata ormai di routine nel corso della visita ostetrica tra la 22 e 24 settimane; inoltre, al fine di contrastare forme infettive vaginali (la vaginosi batterica in particolare) viene anche effettuato un esame microscopico “a fresco” delle secrezioni vaginali nel corso della prima visita ostetrica.

FIBROMA UTERINO. Cos’è e quale cura è migliore?

fibroma uterino

Hai un Fibroma Uterino? Niente paura. Cerchiamo di capire insieme la soluzione.

COS’E’ IL FIBROMA UTERINO E DA DOVE ORIGINA

Il FIBROMA UTERINO chiamato anche leiomioma o mioma è una delle patologie più frequenti dell’età riproduttiva femminile. Si tratta generalmente di un tumore benigno che origina dallo strato fibromuscolare dell’utero e che talvolta può raggiunge dimensioni anche ragguardevoli con implicazioni sulla fertilità e la gravidanza ma anche sulla sessualità ed il benessere della pelvi potendo determinare dolore, senso di pesantezza e disturbi urinari.

Come abbiamo detto Il FIBROMA è un tumore benigno che origina dallo strato fibro-muscolare dell’UTERO (miometrio), struttura che si interpone tra la mucosa interna (endometrio) ed il sottile strato sieroso esterno (peritoneo viscerale) e che per la particolare richezza in fibre connettivali e muscolari lisce (involontarie) consente la particolare dinamicità richiesta all’organo per l’adattamento dimensionale all’evoluzione della gravidanza e per la genesi delle contrazioni del parto. Quando questo strato fibro-muscolare degenera verso una prevalenza delle fibre connettivali rispetto a quelle muscolari l’utero diventa duro (rigido), aumenta di volume e se questa degenerazione è localizzata si formano quei tumori benigni (molto rari i casi di malignità) che chiamiamo fibromi o leiopmiomi e che quando numerosi portano ad una sovversione strutturale dell’utero chiamata FIBROMATOSI UTERINA.

QUANTE DONNE SOFFRONO DI UN FIBROMA UTERINO ?

L’incidenza del fibroma uterino e della fibromatosi uterina è veramente molto alta e non è raro riscontrare piccoli fibromi (spesso asintomatici) già dopo i 30 anni di età. Rari prima dei 20 anni diventano particolarmente frequenti dopo i 40 raggiungendo un incidenza di circa il 25-30 % (secondo alcuni anche del 40% dopo i 40aa).

DOVE SI LOCALIZZANO I FIBROMI UTERINI ?

FIG. 1 Possibili localizzazioni dei fibromi uterini; la loro dimensione può essere molto variabile.

La localizzazione del fibroma uterino (leiomioma, mioma) può avvenire all’interno della parete uterina oppure al di sotto della mucosa endometriale (sottomucoso) o della sierosa peritoneale (sottosieroso). Per la verità si parla anche di fibromi (miomi o leiomiomi) sessili quando è identificabile una larga base di impianto e peduncolati quando la base di impianto è lunga e piuttosto sottile, I fibromi peduncolati tendono ad allontanarsi dalla parete uterina estrinsecandosi all’interno verso la cavità endometriale o all’esterno nel legamento largo o nella pelvi. Nella figura 1 potete vedere una rappresentazione delle possibili localizzazioi.

UN FIBROMA UTERINO PUO’ ESSERE PICCOLO MA A VOLTE ANCHE MOLTO GRANDE…

Le dimensioni ed il numero dei fibromi uterini possono essere estremamente variabili; si può assitere alla presenza anche di numerosi fibromi con differenti localizzazioni. Riguardo le dimensioni si va da formazioni inferiori al cm fino a grosse masse che tendono ad occupare l’intera pelvi, superando anche i 15-20 cm. In FIG. 2 potete vedere un utero completamente deformato per la coesistenza di fibromi sottosierosi che intramurali.

fibroma uterino
FIG. 2 Reperto operatorio di un utero completamente deformato da fibromi uterini sia di tipo intramurale che sottosieroso.

FIBROMI UTERINI. SINTOMI E STRUMENTI DIAGNOSTICI

Ringuardo la sintomatologia questa dipende da localizzazione, numero e dimensione dei fibromi. Un fibroma anche di medie dimensioni può essere completamente asintomatico e viene riscontrato incidentalmente nel corso di una ecografia pelvica o una visita ginecologica di controllo; altre volte anche piccoli fibromi in virtù di una localizzazione particolare possono dare sintomi molto precocemente. In genere i disturbi correlati ai fibromi sono: irregolarità mestruali, algie pelviche, sensazione gravativa pelvica, difficoltà nel concepimento, minaccia di aborto o di parto prematuro, talvolta ostacolo al parto quando localizzati molto in basso verso la cervice.

La visita ginecologica generalmente è già in grado di riconoscere un fibroma uterino o una condizione di fibromatosi. Tra gli strumenti diagnostici comunemente usati sicuramente di grande aiuto è l’ecografia pelica transvaginale e/o transaddomianle (vescica piena); in alcuni casi si può ricorerre anche alla Risonanza Magnetica (RMN).

CURA DEL FIBROMA UTERINO. LA TERAPIA CHIRURGICA.

Il più antico e più efficace metodo curativo dei fibromi uterini ancora oggi senza dubbio è il trattamento chirurgico che consiste generalmente nell’asportazione (miomectomia) del singolo o dei molteplici fibromi; l’intervento viene condotto sia per via addominale tradizionale (generalmente con una piccola paparotomia) oppure in chirurgia miniinvasiva laparoscopica. Quest’ultima negli ultimi anni è stata criticata per la sicurezza della riparazione uterina rispetto ad una successiva gravidanza ed il rischio di disseminazione peritoneale di eventuali cellule maligne nei rari casi di degenerazione tumorale.

In realtà bisogna considerare la condizione di ogni singolo paziente (storia, localizzazione, numero ed estensione dei fibromi uterini); l’eperienza dell’equipe chirurgica, la strumentazione e le tecniche ndi riparazione dell’utero e l’ageguatezza delle misure di sicurezza. Possiamo comunque affermare che il ricorso alla Isterectomia Totale o Sub-Totale (con conservazione della cervice e delle connessioni pelviche) è sempre più raro. L’isterectomia rimane quindi un intervento risolutore da lasciare a quelle condizioni cliniche particolarmente gravi o recidivanti non altrimenti risolvibili. Quando si decide l’isterectomia totale andrebbe sempre considerata la possibilià della via vaginale (molto meno traumatica ed esteticamente vantagiosa) e l’eventuale uso pre-operatorio di Analoghi del GnRH per indurre una menopausa artificiale di qualche mese che serve a riduce temporaneamente le dimensioni uterine e facilitare l’intervento.

Diverso è il discorso della MIOMECTOMIA singola o multipla (FIG. 3) che ha uno scopo conservativo, non scevro certamente da rischi ma che comunque trova indicazione sia per i fibromi sottomucosi (attraverso la Isteroscopia Oparativa) o intramurali che deformano la cavità (in danne in età riproduttiva) e sessili o peduncolati particolarmente voluminosi (FIG. 4)

miomectomia multipla
FIG. 3 La foto appartiene alla mia casistica personale e mostra un caso limite con asportazione di ben 11 fibromi e completa ricostruzione dell’utero.
FIG. 4 Asportazione chirurgica in via laparotomica classica (miomectomia) di un voluminoso fibroma uterino peduncolato in iniziale torsione e sospetto per degenerazione.

CURA DEL FIBROMA UTERINO. LA TERAPIA MEDICA.

Riguardo le terapie farmacologiche dei fibromi uterini queste in gran parte servono a contrastare i sintomi e talvolta hanno un effetto temporaneo (mediato a livello endocrino e vascolare) sul volume dei miomi: tra i farmaci più utilizzati la pillola, antiinfiammatori non steroidei (FANS), Analoghi del GnRH (usati solo per brevi periodi creano una menopausa artificiale) talvolta in associazione con la pillola contraccettiva o con il Tibolone (add back therapy); dispositivi intaruterini medicati al progesterone. per completezza vanno anche ricordati il Gestrinone (molecola con capacità anti estrogenica ed antiprogestinica), il Danazolo ed i modulatori selettivi degli estrogeni (SERMS). l’ Ulipristal (ESMYA) è una molecola che ha determinato molti entusiasmi inizialmente per gli effetti abbastanza duraturi dei cicli di cura e poi sono sorte forti limitazioni legate a possibili anche se rare complicanze epatiche.

EMBOLIZZAZIONE E TERMOABLAZIONE (ULTRSUONI FOCALIZZATI) DEL FIBROMA UTERINO. VANTAGGI E LIMITI.

L’embolizzazione del fibroma uterino (EAU) e la Termoablazione con ultrasuoni focalizzati (HIFU) sono tecniche innovative ma in realtà entrambe con una esperienza clinica abbastanza consolidata. Va detto che rispondono a situazioni cliniche particolari, non sono anch’esse scevre da rischi ed effetti collaterali.

L’ embolizzazione (EAU) è una tecnica usata con successo a partire dai primi anni Ottanta per il trattamento delle emorragie ostetriche e ginecologiche. La sua applicazione nel campo dei fibromi avviene per la prima volta in Francia nel 1995. L’embolizzazione dei fibromi uterini rappresenta ora una riconosciuta alternativa all’isterectomia e alla miomectomia. Attraverso un accesso femorale vengono raggiunti e chiusi i vasi che irrorano i fibromi (miomi o leiomiomi ripeto sono termini analoghi). L’intervento di embolizzazione del fibroma uterino è condotto solitamente da radiologi interventisti in collaborazione con i ginecologi sotto controllo fluoroscopico. L’iniezione di particelle embolizzanti (occludenti) nei vasi determina un’ischemia acuta del fibroma e la sua involuzione. Molto rapido ed importante è l’effetto sui sanguinamenti; più lento quello sulle dimensioni dei fibromi. Dubbi esistono sul rischio di eccessiva ischemizzazione del miometro e del rischio talvolta di coinvolgimento di vasi che irrorano l’ovaio..

La Termoablazione dei fibromiuterini mediante ULTRASUONI FOCALIZZATI (HIFU) è una terapia non invasiva che utilizza l’energia degli ultrasuoni ad alta intensità che, concentrati sulla parte più interna del fibroma, ne aumentano la temperatura fino al punto di determinarne una “ablazione termica”. La procedura di Termoablazione del fibroma uterino viene condotta con l’ausilio di una RMN che consente di avere una visione tridimensionale del “bersaglio”. Gli effetti sulla struttura e sull’integrità del miometrio sono purtroppo ancora indefiniti e per questo motivo attualmente questo trattamento è sconsigliato alle donne desiderose di future gravidanze.

QUAL’E’ LA CURA MIGLIORE PER IL MIO FIBROMA UTERINO?

Molto spesso fortunatamente non occorre nessuna cura. Se il fibroma o i fibromi sono piccoli, non mostrano una crescita veloce, non sono in una posizione di ostacolo ad una eventuale gravidanza e sono asintomatici (non creano sanguinamenti anomali, dolori pelvici) si può avere un atteggiamento di sorveglianza con controlli clinici (visite ginecologiche) ed ecografici longitudinali.

Viceversa, come abbiamo visto le opzioni terapeutiche per la fibromatosi uterina sono veramente tante ed è chiaro che la strategia va personalizzata sulla situazione clinica del singolo paziente. L’importante è considerare tutte le opzioni disponibili eventualmente se necessario integrandole.

Per quanto riguarda le terapie mediche qualche speranza è legata in particolare allo sviluppo di nuove molecole progestiniche.

Quando intervenire? La decisione è legata essenzialmente alla presenza di sintomi ed all’eventuale desiderio di gravidanza. La rapida crescita costituisce un’altro buon motivo per interrompere la semplice osservazione. La scelta del metodo è determinata da età, condizioni cliniche generali, rischio chirurgico, desiderio riproduttivo, singole controindicazioni ai trattamenti possibili.

Prevenzione del Parto Prematuro: il Progesterone supera Cerchiaggio Cervicale e Pessario di Arabin.

parto prematuro

Parto Prematuro (Parto Pretermine). Definizione.

Si definisce Parto Prematuro quel parto che avviene prima della 37a settimana di gravidanza. Si tratta in realtà una sindrome ostetrica ad eziologia multifattoriale che costitituisce ancora oggi una delle maggiori cause di morte e danno neonatale. Si definisce invece Minaccia di Parto Pretermine il quadro clinico
caratterizzato da presenza di attività contrattile (4 contrazioni in 20 minuti) associata a modificazioni della cervice uterina tra la 20a e la 37a settimana di gestazione.

Fattori di rischio per Parto Prematuro

Sono considerati Fattori di Rischio per Parto Prematuro precedenti parti pretermine, la presenza di una gravidanza multipla, una ridotta lunghezza della cervice uterina (accorciamento del collo uterino), la presenza di infezioni, malattie dell’utero come la fibromatosi o malformazioni malformazioni congenite; purtroppo però questa temibile complicazione della gravidanza può presentarsi in modo del tutto improvviso in donne apparentemente sane.

Il Parto Prematuro si può prevenire?

Molti sforzi sono stati fatti nella prevenzione del Parto Pretermine in soggeti con fattori di rischio: tra i trattamenti usati a questo scopo il più celebre è il cerchiaggio cervicale al quale più recentemente si è affiancato come alternativa il pessario cervicale, un dispositivo rimovibile inserito temporaneamente in vagina.

L’efficacia del progesterone, somministrato per via vaginale o intramuscolare è stata per molti anni oggetto di controversia.
Nel 2016 sulla base delle evidenze scientifiche che emergevano il NICE (National Institute for Health and Care Excellence inglese) aveva rivisto le proprie linee guida equiparando l’efficacia del Progesterone a quella del Cerchiaggio Cervicale e lasciando la scelta tra i due metodi al consueling (colloquio ragionato con valutazione rischi-benefici) con la paziente.

Efficacia del Progesterone Vaginale

Più recentemente anche l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha riconosciuto l’efficacia del Progesterone somministrato sia per via vaginale che intramuscolare nella prevenzione del Parto Prematuro in soggetti con fattori di rischio.

Un articolo pubblicato tempo fa sul British Journal of Obstetricas and Gynecology (BJOG) ha fatto chiarezza dimostrando la maggiore efficacia del progesterone rispetto sia al cerchiaggio cervicale che al pessario cervicale (Pessario di Arabin). Basato su una revisione sistematica dei maggiori studi clinici condotti negli ultimi anni per valutare l’efficacia dell’uso del progesterone vaginale, del cerchiaggio cervicale e della prevenzione del parto prematuro in gravidanze singole a rischio. Gli studi esaminati e sottoposti ad un rigidi controlli statistici riguardavano ben 9425 donne hanno dimostrato in modo inequivocabile come il proogesterone endovaginale sia più efficace del cerchiaggio cervicale e del pessario cervicale nel prevenire il Parto Prematuro.

Prevenzione del Parto Prematuro. Porgesterone si ma non solo…

Sappiamo bene come anche alcune condizioni ostetriche come ad esempio particolari infezioni anche urinarie, anomalie morfologiche uterine ed alcune patologie della gravidanza siano direttamente correlate al Parto Prematuro. Il Progesterone Vaginale è una buona risorsa ma la prevenzione oltre che da una attenta osservazione parte spesso anche prima della gravidanza stessa….